XTRA 30

Esiste una parola che attraversa questo numero come una linea all’orizzonte: libertà. Non una concessione, ma una condizione dell’anima che si fa materia. La libertà è immaginare, creare e abitare lo spazio senza chiedere permesso: lo sanno i fratelli Pascale, che hanno trasformato aquiloni di carta di jet Tecnam e lo narra il Sanlorenzo SD132, perché navigare significa non avere confini.

La libertà oggi chiede essenzialità. La ritroviamo nel lusso sussurrato di Casa Angelina a Praiano e nel rigore alpino di Solvie, dove la luce è l’unica vera architettura. È un ritorno al rituale del gesto. Quello millenario delle tessitrici di Amini, quello millimetrico dello chef Madsen in THE CLOUD o quello alchemico di Rita Cocktails, dove il design dei maestri si beve in un sorso di whiskey sour. Infine, la libertà è memoria che sa di futuro. È l’elefante di Bressanone che ispira un’accoglienza secolare, è il segno eterno di Erté e la ‘tonalità minore’ della Biennale d’Arte di Koyo Kouoh.

Dalle curve di Alvar Aalto al rombo di una Harley sulla Route 66, l’unico vero lusso è decidere il proprio ritmo. Vedere curve dove gli altri vedono angoli, non subendo quindi il prestabilito. E fermarsi, finalmente, a guardare l’orizzonte.