A Forlì, la mostra “Tessere d’Arte” celebra il decennio di sperimentazioni tra la Fondazione Dino Zoli e i grandi creativi contemporanei
Cosa succede quando la precisione del Made in Italy incontra l’imprevedibilità del gesto artistico? La risposta risiede in un materiale antico che oggi vive una seconda giovinezza: il tessuto. Dal 29 aprile al 31 luglio 2026, la Fondazione Dino Zoli di Forlì apre le porte a Tessere d’Arte. Intrecci tra materia e creazione, una retrospettiva curata da Nadia Stefanel che esplora la Fiber Art come linguaggio di confine tra industria e pura ricerca concettuale. Questa esposizione non è solo una rassegna di opere, ma il racconto di un dialogo durato nove anni tra la Dino Zoli Textile e artisti internazionali, trasformando telai e filati in strumenti di narrazione sociale e visiva.

Fiber Art: il tessuto come dispositivo narrativo
Al centro della mostra troviamo il concetto di Fiber Art, un ambito in cui la materia tessile smette di essere solo rivestimento per diventare corpo dell’opera. Il percorso espositivo si snoda attraverso le residenze artistiche, cuore pulsante della collaborazione tra impresa e arte.
Un esempio emblematico è il lavoro di Elena Bellantoni (2022), che ha trasformato il velluto e il lino della Dino Zoli Textile in abiti-scultura per il suo progetto video, coinvolgendo direttamente i dipendenti dell’azienda in un workshop partecipativo. In questo contesto, l’ordito e la trama diventano legami umani prima ancora che tecnici.

Tra utopie e riciclo: le grandi installazioni
La mostra documenta anche le spettacolari mostre collettive che hanno segnato la storia recente della Fondazione. Tra queste spicca l’installazione immersiva Plot di Francesca Pasquali, che dimostra come i materiali di scarto industriale possano elevarsi a installazioni ambientali di immenso valore estetico.
Particolarmente toccante è il progetto È QUI, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui, i pattern stampati da Dino Zoli Textile su sedute di recupero danno voce ai ragazzi delle cooperative sociali del territorio, trasformando il design in un archivio vivente di memorie e identità locali.

Fotografia, AI e Futuro: i progetti speciali
Tessere d’Arte sposta i confini della materia anche verso le nuove tecnologie. La mostra approfondisce due progetti scultorei:
- Fragile Sublime di Silvia Camporesi: dodici scatti onirici sull’alluvione in Romagna, stampati su un particolare tessuto bianco cangiante per esaltare la liquidità delle immagini.
- Camille di Silvia Bigi: un’opera dove la stampa digitale a sublimazione della Dino Zoli Textile incontra l’Intelligenza Artificiale, creando teli monumentali che mescolano botanica e testi storici sull’Inquisizione.

Un modello di impresa consapevole
Oltre l’estetica, la mostra mette in luce un modello virtuoso di responsabilità sociale e ambientale. Il riuso dei materiali non utilizzati e il supporto costante alle scuole e alle comunità locali dimostrano che il tessuto è, prima di tutto, una fibra che tiene unita la società. Tessere d’Arte è l’invito a scoprire come un sapere antico, se reinterpretato con strumenti attuali, possa ancora cucire il nostro futuro.





