Arte, formazione e impegno sociale per un progetto internazionale tra carcere e società
Davanti alla Casa Circondariale di Milano San Vittore “Francesco Di Cataldo” nasce la prima Porta della Speranza, opera firmata da Michele De Lucchi. L’installazione segna l’avvio di un progetto culturale e formativo di respiro internazionale, nato per favorire il dialogo tra il mondo carcerario e la società civile attraverso il linguaggio dell’arte.

La Porta della Speranza: un’architettura senza muro
La Porta della Speranza progettata da Michele De Lucchi per San Vittore si configura come un’architettura essenziale e simbolica: due alti battenti semichiusi, privi di telaio, capaci di evocare un varco aperto. La superficie, caratterizzata da un bugnato sfaccettato ispirato alla tradizione rinascimentale, suggerisce l’idea di forza intesa non come barriera, ma come fondamento del passaggio.
L’opera non definisce un confine tra dentro e fuori, ma invita a riflettere sulla soglia come spazio di trasformazione, attesa e possibilità di rinascita.

Arte, educazione e reinserimento sociale
Il progetto Porte della Speranza si articola su due direttrici complementari. All’interno degli istituti penitenziari promuove percorsi educativi, formativi e laboratoriali, con il coinvolgimento di educatori, cappellani, associazioni di volontariato e istituzioni di eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. L’obiettivo è offrire competenze e strumenti concreti per accompagnare le persone detenute in un percorso di crescita e reinserimento sociale.
All’esterno, le opere diventano segni visibili nello spazio urbano, capaci di stimolare una riflessione collettiva sul significato umano, educativo e riabilitativo della pena.

Un percorso corale e internazionale
Dopo l’avvio a Milano San Vittore, Porte della Speranza proseguirà il proprio percorso in altri istituti penitenziari italiani, coinvolgendo protagonisti della cultura contemporanea come Fabio Novembre, Stefano Boeri, Massimo Bottura, Mimmo Paladino e altri. Parallelamente, il progetto ha consolidato la propria dimensione internazionale, con esperienze già realizzate in Portogallo.

Una porta non per dividere, ma per guardare oltre
Con la Porta della Speranza di Michele De Lucchi prende forma un percorso che va oltre la singola installazione artistica. Il progetto propone l’arte come strumento di relazione e responsabilità culturale, capace di aprire spazi di ascolto, consapevolezza e possibilità proprio nei luoghi in cui la speranza appare più fragile. Una porta non per dividere, ma per guardare oltre.





