Dalla retrospettiva di André Ricard alle nuove frontiere del “Forma Design Fest”, il Madrid Design Festival 2026 celebra il progetto come strumento di progresso sociale e memoria collettiva
Il design non è solo forma, ma una risposta etica alle sfide del nostro tempo. Con questa premessa si apre l’edizione 2026 del Madrid Design Festival, un palinsesto di eventi che trasforma la capitale spagnola in un laboratorio a cielo aperto. Tra icone storiche e sperimentazioni d’avanguardia, il festival delinea un percorso che va dalla funzione domestica alla responsabilità ambientale, mettendo al centro il concetto di “design in use”.
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André Ricard: l’etica della funzione
Il cuore pulsante delle mostre al Teatro Fernán Gómez è la grande retrospettiva dedicata ad André Ricard, pioniere del design industriale spagnolo e vincitore del Madrid Design Festival Award 2025. Curata da Marina Povedano e Arnau Pascual, l’esposizione “Design in Use” non è una semplice carrellata di oggetti, ma un’indagine sul pensiero teorico che ha reso Ricard un riferimento imprescindibile.
Le Icone: dalla leggendaria torcia olimpica di Barcellona ’92 al posacenere Copenhagen, fino ai flaconi per i profumi Puig.
Il Percorso: la mostra organizza il lavoro attraverso gli spazi della quotidianità: la tavola, il bagno, la cucina e lo studio.
“Il design deve essere utile, etico e impegnato,” sosteneva Ricard, un mantra che oggi risuona più attuale che mai nel panorama della cultura materiale contemporanea.
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Manifesto Mediterraneo: design come resistenza
Sempre al Centro Cultural de la Villa, la mostra collettiva “Manifesto Mediterraneo”, curata da Mariona Rubio Sabatés, lancia un grido d’allarme e di speranza. In un sistema che corre senza sosta, il design è chiamato a fermarsi e osservare.
Trenta artisti internazionali utilizzano ceramica, vetro e tessuti per riflettere su:
Impatto Ambientale: la minaccia dell’inquinamento nel Mare Nostrum.
Artigianato Contemporaneo: il recupero di tecniche ancestrali in dialogo con materiali riciclati.
L’Elogio dell’Imperfezione: una risposta alla standardizzazione industriale di massa.
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Novità al Madrid Design Festival 2026: Forma Design Fest
La grande novità di quest’anno è il debutto di Forma Design Fest (4-8 marzo). Non una semplice fiera, ma un ecosistema professionale dedicato al collectible design. Curato da Antonio Luna ed Emerio Arena, l’evento riunisce gallerie d’élite e studi emergenti (come Gärna Gallery e Sancal) per connettere l’industria con il talento creativo, posizionando Madrid come hub strategico nel mercato internazionale del mobile d’autore.
Il festival esplora la materia attraverso progetti immersivi che uniscono territori lontani e tradizioni millenarie.
L’alleanza per la lana
Per il secondo anno consecutivo, la lana è protagonista come materiale strategico per la sostenibilità. L’installazione “Matter in Transit” di Mónica Sánchez-Robles esplora la transumanza (Patrimonio Immateriale UNESCO) come un “archivio fisico del movimento”, trasformando la fibra in una narrazione geografica e politica.
Il Guatemala a Madrid
Il Paese ospite di questa edizione porta al Fernán Gómez l’esplosione cromatica dei suoi tessuti. La mostra “Textile Art and Guatemala” trasforma lo spazio in un mercato di Chichicastenango contemporaneo, dove i huipiles tradizionali dialogano con proiezioni immersive e suoni della terra Maya.
Eccellenza e impatto sociale: i premi 2026
Il festival culmina con il riconoscimento dei grandi maestri. I Madrid Design Festival Awards 2026 celebrano tre figure che hanno ridefinito i confini della disciplina:
Konstantin Grcic: il rigore tecnico che diventa innovazione industriale.
Juli Capella: l’architetto e divulgatore che ha dato voce al design spagnolo.
Rossana Orlandi: la “talent scout” milanese che ha trasformato il curatismo in una forma d’arte.
Sul fronte dei talenti emergenti, infine, i MINI Design Awards continuano a premiare progetti capaci di migliorare la vita urbana, con un focus su sostenibilità e nuovi materiali, consolidando l’idea che il design sia, prima di tutto, una disciplina al servizio della città.
“In realtà, volevamo fare dell’altro”: è il titolo della mostra che celebra i 50 anni di attività di Agape, azienda nata sulle rive del Mincio nel 1973