L’architetto cileno si aggiudica il più alto riconoscimento mondiale dell’architettura per la sua capacità di trasformare l’instabile e l’effimero in rifugi di profonda umanità
Il Premio Pritzker 2026, internazionalmente riconosciuto come il Nobel dell’architettura, è stato assegnato a Smiljan Radić Clarke. Nato a Santiago del Cile nel 1965, Radić diventa il 55° laureato nella storia del premio, succedendo a giganti del settore grazie a una ricerca che rifugge linguaggi ripetitivi per concentrarsi sull’unicità dell’esperienza e della materia.
“L’architettura esiste tra forme massicce e durature e costruzioni fragili, fugaci come la vita di una mosca,” ha dichiarato Radić ricevendo la notizia. “In questa tensione cerchiamo di creare esperienze che portino una presenza emotiva, incoraggiando le persone a fermarsi.”

Una poetica dell’incertezza
Secondo la motivazione della giuria del Premio Pritzker 2026, il lavoro di Radić si posiziona al crocevia tra sperimentazione materiale e memoria culturale. Le sue strutture appaiono spesso temporanee, instabili o deliberatamente incompiute, quasi sul punto di scomparire, eppure offrono rifugi strutturati, ottimisti e gioiosi.
Opere iconiche: tra terra e aria
Il portfolio di Radić attraversa tre decenni e diversi continenti, ma mantiene sempre una rigorosa disciplina costruttiva che trasforma i materiali in narrazioni:
- Serpentine Gallery Pavilion (Londra, 2014): un guscio traslucido in fibra di vetro appoggiato su enormi pietre locali, capace di filtrare la luce e offrire protezione senza separare i visitatori dal parco circostante.
- Teatro Regional del Biobío (Concepción, 2018): un involucro semi-trasparente ingegnerizzato per modulare la luce e sostenere le performance acustiche attraverso la sobrietà formale.
- Museo Cileno di Arte Precolombiana (Santiago, 2013): un esempio di riuso adattivo dove l’estensione sotterranea rispetta l’edificio storico esistente, dimostrando che l’architettura può essere continuità piuttosto che sostituzione.
- NAVE (Santiago, 2015): un recupero post-disastro naturale di un edificio del primo Novecento, dove una tenda da circo sul tetto introduce una leggerezza inaspettata che contrasta con l’intimità del piano terra.

La dimensione umana e la “Fondazione dell’Architettura Fragile”
L’architettura di Radić non è concepita come un semplice manufatto visivo; richiede una presenza fisica. Opere come la Casa per il Poema dell’Angolo Retto o il suo studio personale, Pequeño Edificio Burgués, mostrano un’intelligenza emotiva silenziosa, capace di proteggere la fragilità umana.
Nel 2017, ha consolidato questo impegno fondando la Fundación de Arquitectura Frágil a Santiago, una piattaforma di scambio pubblico e archivio che esplora il lavoro sperimentale proprio e di altri progettisti.
Con progetti futuri in Albania, Svizzera e Regno Unito, l’assegnazione del Premio Pritzker 2026 a Smiljan Radić Clarke segna un momento fondamentale per l’architettura contemporanea: il riconoscimento di una pratica che, dal “margine del mondo”, è riuscita a toccare i limiti dell’essenza stessa dell’abitare.





