L’installazione di Bodo Sperlein a Milano: un’esperienza spaziale coesa che unisce brand globali come MEISSEN, LZF e Lobmeyr nel cuore del Brera Design District
In occasione della Milano Design Week 2026, il designer londinese Bodo Sperlein presenta una nuova ambiziosa edizione di MENU. La mostra, curata e progettata architettonicamente dallo stesso Sperlein, trasforma la storica All Saints Anglican Church in un’esperienza sensoriale unificata.
L’installazione di Bodo Sperlein a Milano si distingue per il superamento del classico format espositivo: non una semplice sfilata di prodotti, ma un organismo architettonico coerente dove ogni collaborazione è integrata in una narrazione materica precisa. Sfruttando l’unica terrazza di Via Solferino affacciata direttamente sulla strada, l’esposizione crea un ponte visivo e concettuale tra il rigore della chiesa e il fermento urbano di Brera.

Alchimia di materiali: tra luce e materia
Il cuore del progetto risiede nella capacità di Sperlein di dialogare con la logica strutturale dell’edificio. L’installazione di Bodo Sperlein a Milano utilizza un mix calibrato di metallo riflettente, cemento fuso, vetro, porcellana e tessuti per creare una stratificazione spaziale che muta con il variare della luce naturale.
All’interno di questo scenario, i visitatori possono scoprire anteprime mondiali nate da prestigiose collaborazioni:
- MEISSEN: svela le collezioni Phoenix (porcellane dalle silhouette frammentate) ed Edifice, dove l’architettura si fa oggetto.
- Lobmeyr: amplia la famiglia Orchid con sculture luminose in ottone lavorato a mano.
- Orea: lancia ufficialmente la cucina S2-Line, un sistema che coniuga geometria a “S”, leggerezza e finiture minerali.
- LZF Lamps: presenta Arabesque, una lampada a sospensione che sfida la rigidità del legno sostenibile per conferirgli la fluidità di un tessuto.

Artigianato d’eccellenza e visione internazionale
L’installazione di Bodo Sperlein a Milano funge da piattaforma per brand che condividono una visione di longevità e ricerca. Dalle pareti in acciaio inossidabile di Morath alle installazioni vitree di Gustav van Treeck, ogni elemento è studiato per fondersi nel contesto architettonico.
Sulla terrazza, il design si sposta all’esterno con le sedute Arcus di Garpa e Gravelli, che uniscono cemento e teak in forme scultoree, e i sistemi modulari CASCADE per il paesaggio urbano. Grazie all’uso dei pigmenti naturali di Bauwerk Colour, l’intera atmosfera di MENU 2026 si conferma, dunque, come una delle tappe più sofisticate e coinvolgenti del Fuorisalone, capace di tradurre la complessità della ricerca materica in un linguaggio visivo puro e universale.







