61. Esposizione Internazionale d’Arte

L’arte che sussurra: “In Minor Keys” e l’eredità spirituale di Koyo Kouoh a Venezia

Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, i Giardini e l’Arsenale ospitano la 61. Esposizione Internazionale d’Arte. Un viaggio sensoriale tra oasi di riposo, processioni e l’omaggio a una curatrice che ha cambiato le regole del gioco

Il 6 maggio 2026 segna una data storica per la laguna: l’apertura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Quest’anno, la kermesse non è solo una rassegna di talenti globali, ma un atto d’amore e resilienza. Sotto il titolo evocativo In Minor Keys, la mostra celebra la visione di Koyo Kouoh, la direttrice artistica scomparsa prematuramente nel 2025, il cui progetto è stato portato a compimento dal suo team internazionale con una dedizione straordinaria.

61. Esposizione Internazionale d’Arte

Un’eredità da Dakar a Venezia: il progetto di Koyo Kouoh

Dopo la perdita di Koyo Kouoh, La Biennale di Venezia ha scelto di onorare il suo lavoro realizzando fedelmente la mostra così come lei l’aveva concepita. In Minor Keys è il risultato di un dialogo costante tra la curatrice e il suo team (Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayi).

Le fondamenta di questa edizione sono state gettate a Dakar, all’ombra di un albero di mango, dove la pratica curatoriale di Koyo Kouoh si è trasformata in una “musica composta con grazia”. Al centro della 61. Esposizione Internazionale d’Arte troviamo temi come l’incantamento, la fecondità e la condivisione, elementi che invitano il pubblico a ritrovare il senso dello stare al mondo.

Koyo Kouoh ph antoine tempé

In Minor Keys: la mostra della 61. Esposizione Internazionale d’Arte

Il percorso espositivo si snoda attraverso la partecipazione di 110 artisti, duo e collettivi. La struttura della 61. Esposizione Internazionale d’Arte non segue rigide sezioni tematiche, ma si muove per “priorità sotterranee”.

I motivi principali della mostra:

  • Are (Shrines): un omaggio ai “creatori di mondi” Issa Samb e Beverly Buchanan, che celebrano la forza generativa dell’arte oltre l’oggetto fisico.
  • La Processione: ispirata ai raduni afroatlantici, trasforma il visitatore da osservatore a partecipante attivo di un movimento corale.
  • Scuole: spazi intesi come ecosistemi di apprendimento e rigenerazione, indipendenti dalle logiche di mercato.
  • Oasi di Riposo: installazioni multisensoriali che offrono rifugio dal disastro ambientale e coloniale, invitando alla contemplazione profonda.

L’allestimento, curato da Wolff Architects, utilizza grandi banner color indaco per segnare le soglie tra un ambiente e l’altro, preparando i sensi a un’esperienza immersiva e quasi sacrale.

Partecipazioni nazionali e progetti speciali: un mondo connesso

La 61. Esposizione Internazionale d’Arte si espande ben oltre il nucleo centrale. Sono 100 le partecipazioni nazionali distribuite tra i Giardini, l’Arsenale e il centro storico. Tra le novità assolute, spicca il debutto di Paesi come Sierra Leone, Somalia, Vietnam e Qatar, oltre al primo padiglione nazionale di El Salvador.

In terraferma, a Forte Marghera, l’arte diventa interattiva e ludica con i lavori di Temitayo Ogunbiyi e Uriel Orlow, mentre il Padiglione delle Arti Applicate all’Arsenale ospita la ricerca istituzionale di Gala Porras-Kim.

Sostenibilità e futuro: una Biennale Carbon Neutral

Oltre all’impatto culturale, la 61. Esposizione Internazionale d’Arte conferma l’impegno della Biennale nel contrasto al cambiamento climatico. Dopo aver ottenuto la certificazione di neutralità carbonica negli anni precedenti, l’edizione 2026 punta a ridurre drasticamente l’impronta ambientale attraverso l’uso di energie rinnovabili, il riciclo dei materiali e la sensibilizzazione sulla mobilità dei visitatori.

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